Flavio Insinna si ritira dalle scene per un pò…
Scritto da Michela | 23 agosto, 2011 9:04
Flavio Insinnaha deciso di sparire per un po’. Lo rivela direttamente lui in una intervista esclusiva a Tv Sorrisi e Canzoni. “Da quando ho perso mio padre – spiega - non ho la testa né la voglia di far ridere e di fare il mio mestiere, ho ridotto tutte le occasioni di distrazione e non esco quasi mai di casa”.“Dal maggio scorso, quando ho perso mio padre, non ho la testa né la voglia di far ridere. O, semplicemente, di fare il mio mestiere. Ho iniziato a scrivere un libro, cercando disperatamente di fermare il tempo a prima della morte di mio papà. E’ l’unica cosa che mi salva. Non sono uno scrittore. Diciamo che era una cosa che stava lì da tempo, se ne era già parlato con alcune case editrici ma non si era mai concretizzata. Poi, un giorno, accade che la vita ti si rivolta contro e ti ritrovi a pensare. E a scrivere”.
Non si tratta però di un’autobiografia, come precisa lo stesso Insinna: “Avevo appunti sparsi qua e là, su foglietti e tovaglioli di ristoranti. Il racconto è unico e poi spazia, ci sto anch’io, c’è il mio lavoro. Ma sempre in riferimento a mio padre, alla voglia di affermare la vita”.”Io sono così – continua l’attore - ma con la forza di chi soffre, con una sorta di ribellione a quello che definiamo il corso della vita per cui le persone che ami, se sono più grandi di te, prima o poi devi vederle andare via. Nei miei sogni questo non ci sta. E questo scrivo nel libro”.

Muore un familiare? Ho già nel cassetto il libro da stampare! Questa sembra essere ormai la tendenza. A qualche mese dalla morte di un parente o amico tanti hanno già la bozza del libro sulla triste esperienza bell’e pronta (dove abbiano trovato la lucidità per scrivere, non si sa). Qualche esempio illustre, di scrittori o improvvisatisi tali, dopo la morte di un congiunto, stranieri e italiani?
-Isabelle Allende: “Paula” (Feltrinelli);
-Beppino Englaro: “Eluana. La libertà e la vita” (Rizzoli);
-Mina Welby: “L’ultimo gesto d’amore” (Noubs);
-Danielle Steel: “Brilla una stella” (Piemme);
-Dalila di Lazzaro: “L’angelo della mia vita. Piccoli miracoli intorno a me” (Piemme);
-Antonio Socci: [la figlia non è ancora morta, ma è in coma] “Caterina. Diario di un padre nella tempesta” (Rizzoli).
Cinismo il mio? Può essere. Ma non credo che l’elaborazione di un lutto passi attraverso la collocazione di un libro in bella mostra negli scaffali delle librerie, con annesse interviste per la promozione (e lacrima d’ordinanza).
Trovo che questa sia una forma di elaborazione del lutto molto pelosa, quando è quasi certi che grazie ad essa si avranno indubbi vantaggi economici.
Può star tranquillo il signor Insinna: la rendita che gli arriverà con i diritti d’autore gli garantirà la possibilità di star lontano un bel pezzo dalla scena. Forse per sempre.