Ligabue:”l’Italia è in grande difficoltà”
L”Italia del 2011: «Un Paese in grande difficoltà» e una situazione politica che «appare disperata». Si racconta così, Luciano Ligabue in un’ intervista rilasciata al mensile Max per il numero di giugno in edicola da martedì.
«Sono un idealista, sono cresciuto in un piccolo paese da una famiglia comunista che aveva subito il manganello perché non voleva prendere una tessera», racconta Ligabue. «Aggiungi che a Reggio Emilia l’idea del comunismo era allegra: le strutture funzionavano, la cultura era gratis, i più deboli erano protetti. Insomma, una specie di Eden. A questa idea sono ancora affezionato, è qualcosa che ho dentro, anche se so che Reggio non è più quella. E l’Italia intera è cambiata, direi in peggio».
Poi se segui la cronaca «ti prende lo sconforto: non siamo un Paese moderno, non riusciamo a progettare il futuro, i ragazzi che vogliono fare ricerca devono andarsene». Quanto alla classe politica, il suo giudizio è molto severo: «Inadeguata – dice – rispetto alla bellezza che l’Italia ha prodotto e, nonostante tutto, ancora produce». La palla dunque passa alla gente. Perché reclamare i propri diritti «è un dovere morale», sostiene il Liga: «Questo Paese non è di chi lo governa è di chi lo abita».
Un consiglio ai giovani? : «L’unica cosa che mi permetto di dire è che il futuro non è scritto da nessuna parte: bisogna andarlo a scoprire (…) Anche se è poco cool e rischio di passare per ingenuo, io consiglio di affidarsi a una speranza: bisogna pensare che tutto sia ancora possibile, anche se la realtà che ci circonda non fa ben sperare». Lui, che i suoi sogni spiega di averli in gran parte realizzati, non smette: «Per me è un motore potente - confida – e il sogno più grande è continuare a fare questo mestiere a lungo».
